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Associazione di Promozione Sociale (APS).

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Il presidente.

18-10-2019 – La nuova tuta spaziale americana xEMU e la carne bovina artificiale!

Lo scorso 2 settembre vi ho parlato della nuova tuta spaziale russa, progettata per le missioni future, la Sokol-M. Oggi è la volta degli americani con la nuova Exploration Extravehicular Mobility Unit  (xEMU). Una tuta adatta a maschi e femmine e studiata anche per proteggere il “passeggero” dalla fastidiosa, invadente ed abrasiva polvere lunare. Forse anche questa tuta, come quella russa, non avrà la possibilità di soddisfare i riti dei cosmonauti russi nel fare pipi sulla ruota del bus che li porta al razzo; ma gli astronauti solitamente non lo fanno. Beh.. questa è già una differenza tra cosmonauti ed astronauti. A parte gli scherzi, mi pare che anche questo sia un altro passo verso la Luna. Trovate dettagli nell’articolo di Repubblica che allego.
Oggi poi vi voglio parlare anche di carne artificiale! Invito i non vegani-vegetariani a non inorridire! Si tratta di una cosa molto seria per due motivi:
il primo è legato all’esplorazione spaziale dove per lunghi viaggi, consentire agli astronauti di farsi una scorpacciata di bistecca o hamburger, appena “sfornata” (realizzata da una bio-stampante in 3D) e insalatina fresca (a gravitò zero) anziché dei liofilizzati, è sicuramente apprezzata.
Il secondo è legato all’inquinamento, qui sulla Terra! L’allevamento intensivo di carne bovina per soddisfare la fame della crescente espansione demografica produce il 20% del metano in atmosfera, cioè gas serra! Ora posso capire che l’idea di mangiare un hamburger sintetico possa non essere esaltante, ma se il sapore, il nutrimento e l’aspetto sono identici, credo che alla fine sia solo una questione di abitudine. Certo che non possiamo continuare a vivere così come siamo abituati oggi: siamo in rotta di “estinzione”, Nell’articolo (fonte astronautinews) si parla dei recenti risultati in questo campo ottenuti in assenza di gravità sulla ISS.
https://www.repubblica.it/scienze/2019/10/17/news/nasa_ecco_la_tuta_per_andare_sulla_luna-238767215/?rss
Nasa: ecco la tuta di ultima generazione per andare sulla Luna
L'agenzia spaziale Usa ha presentato la nuova tenuta per le future missioni in orbita. Migliorata nel comfort, permetterà agli astronauti di muoversi più agilmente e di difendersi dalle polveri lunari
A vederla non si direbbe che sia così comoda, eppure è migliorata in quanto a comfort. E' la nuova tuta presentata dalla Nasa per le future missioni spaziali che potrebbe essere indossata dai prossimi astronauti sulla Luna. Il numero uno dell'agenzia spaziale americana, Jim Bridenstine ha illustrato xEMU - questo il nome della nuova tenuta per astronauti - nella sede di Washington DC presentando il programma dell'agenzia Artemis.
“Non siamo mai stati più pronti a incontrare l'ignoto”. I membri del team del nostro programma #Artemis condividono i rischi e i benefici di questa prossima era di esplorazione mentre ci prepariamo per le missioni su Luna e Marte (vedi filmato https://youtu.be/dJ-04R_Zw6M )
La tuta rossa, bianca e blu - simile a alla tuta usata nella Stazione Spaziale Internazionale - è stata indossata sul palco dall'ingegnere spaziale Kristine Davis, del Johnson Space Center (Jsc) di Houston.
Bridenstine ha anche presentato l'Orion Crew Survival System, una tuta da volo arancione con elmetto che sarà indossata dagli equipaggi della navicella spaziale Orion per il lancio e il rientro. Orion è il sostituto dello space shuttle, ma, a differenza di quel sistema, è progettato per trasportare gli astronauti sulla Luna e in altri luoghi nello spazio profondo.
La nuova tuta Moon, conosciuta formalmente come Exploration Extravehicular Mobility Unit (xEMU), è progettata per offrire a chi la indossa una vestibilità personalizzata.
A marzo la prima passeggiata spaziale per sole donne sulla Iss è stata annullata perché non c'era una tuta disponibile delle dimensioni corrette per le astronaute Anne McClain e Christina Koch. "Per essere chiari, - ha detto Bridenstine sul palco - Kristine (Davis, ndr) indossa un abito che si adatta a tutti i nostri astronauti quando andiamo sulla Luna".
L'ingegnere spaziale Amy Ross ha affermato che la nuova tuta darebbe agli astronauti una maggiore mobilità nelle spalle, alla vita, alle gambe e alle braccia. Questo significa che questa tuta può consentire all'astronauta di piegarsi e raccogliere qualcosa, ad esempio una roccia. Tutto in sicurezza grazie a una serie di sigilli che offrono protezione dalla polvere lunare abrasiva che è riuscita ad aderire alle superfici della tuta e si è fatta strada in ogni angolo e fessura delle tute Apollo.
L'ad della Nasa Jim Bridenstine con Kristine Davis per presentare la nuova tuta spaziale (afp)
La tuta ha anche un minor numero di cuciture e utilizzerà nuovi materiali per tenere fuori la polvere. Inoltre, in ambiente con ossigeno al 100 per cento, dovrebbe aiutare gli astronauti a mettersi subito al lavoro piuttosto che dover passare il tempo nella fase di "pre-respirazione" per eliminare l'azoto dal corpo.
Il sistema di supporto vitale della tuta dovrebbe fornire all'astronauta circa otto ore di aria, con un'ora in più nei casi di bisogno.
Ad agosto, in occasione delle celebrazioni per i 50 anni di sbarco sulla Luna al Congresso Usa era stato presentato un prototipo di tuta della ILC Dover con uno schermo digitale per restare connessi nello spazio.
https://www.astronautinews.it/2019/10/iss-prodotta-carne-bovina-con-tecniche-di-biostampa/
ISS: prodotta carne bovina con tecniche di biostampa.
Madre natura è un’artista paziente e inimitabile, in miliardi di anni ha creato forme di vita variegate, piccole e grandi, capaci di adattarsi alle più strane condizioni ambientali. Dalle più semplici come le monere e i protisti, aumentando sempre di più il livello di difficoltà, con i funghi e le loro ife, passando poi ai vegetali, con un accenno di differenziazione cellulare, fino ad arrivare agli animali, dei veri gioielli del creato, basati sulla collaborazione e coordinazione di cellule con migliaia di funzionalità completamente diverse tra loro. L’uomo nella sua breve esistenza su questa Terra non ha ancora acquisito la padronanza e la maestria per creare oggetti di così elevata complessità, anche se recentemente è stato raggiunto un piccolo traguardo.
Il 26 luglio del 2019 è stata inviata bordo della Stazione Spaziale Internazionale una bio-stampante 3D sperimentale per la produzione di tessuti cellulari nello spazio. La stampante, chiamata 3D BioFabrication Facility (BFF), ha come obiettivo ultimo quello di riuscire a produrre tessuti umani a partire da cellule adulte, usando una tecnica di stampa in 3D coadiuvata dalla proprietà di rigenerazione naturale dei tessuti animali.
Lo stesso processo è molto più complesso da replicare sulla Terra, in quanto durante l’operazione di accrescimento di un oggetto in stampa, alcune parti laterali inevitabilmente cadono, e per questo è necessario effettuare gli esperimenti in un regime di microgravità.
La società Aleph Farms, un’azienda israeliana di ricerca e sviluppo nel settore agroalimentare, ha commissionato un esperimento sulla ISS con l’uso di BFF per la realizzazione di un tessuto animale a base di cellule bovine adulte, in parole più semplici creazione di carne commestibile senza l’uso di animali.
Il 26 settembre scorso l’astronauta Skripočka, arrivato a bordo pochi giorni prima, ha effettuato l’esperimento programmato, con successo.
Si tratta di un piccolissimo pezzo di tessuto animale grande circa 3 mm, non certamente qualcosa da inserire subito nella dieta degli astronauti, ma non era questo l’obiettivo.
I ruminanti contribuiscono per circa il 20% al metano atmosferico antropogenico. Credit: NASA.
L’esito positivo dell’esperimento porta in luce l’azienda organizzatrice, che dal canto suo vanta obiettivi futuri molto nobili per l’intero pianeta.
La produzione intensiva di carne sulla Terra è diventata una piaga per l’ambiente, scalando pian piano negli anni la classifica delle attività più distruttive per l’ecosistema.
L’allevamento per scopo alimentare richiede l’uso del 30% delle terre disponibili all’uomo solo per la produzione dei vegetali da dare in pasto al bestiame, sottraendo sensibilmente spazio alle foreste, alleate indispensabili per la lotta alla CO2. Inoltre, la produzione di metano intestinale, inevitabile processo di digestione degli animali, contribuisce a una grossa fetta del metano atmosferico antropogenico presente sulla Terra, gas serra più potente dell’anidride carbonica.
Secondo Aleph Farms, implementare un processo industriale di produzione di carne alimentare basato sulla loro tecnica innovativa costituirebbe un tassello decisivo per la salvaguardia del pianeta senza intaccare le abitudini dei consumatori, che difficilmente rinuncerebbero al gusto della carne.
Certo nascerebbero nuovi problemi, come la questione etica, la regolamentazione degli stati per la commercializzazione, ma stiamo parlando di un futuro ancora lontano.
Per le agenzie spaziali questo potrebbe essere un altro passo verso l’esplorazione umana oltre l’orbita bassa. Procurarsi beni fuori dalla Terra è un’impresa ardua, ci sono tanti piccoli progetti in corso per sviluppare le tecnologie di utilizzo di risorse in-situ per la produzione di aria, acqua e cibo. La stazione spaziale è un ottimo ambiente di test, dove il riciclo dell’aria e dell’acqua ha già raggiunto un elevato livello di efficienza e in passato sono stati effettuati degli esperimenti per la produzione di insalata commestibile.
L’arrivo di carne fresca nel menù rappresenterebbe una gustosa aggiunta alla dieta fuori dalla Terra.
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Commentati d Luigi Borghi.