Vai al contenuto principale.
Area Riservata   Utente: Password:
Chiavi di ricerca:

L'Associazione

I video di tutte le nostre conferenze al Planetario:

 https://www.youtube.com/channel/UCcK8wihMMDUKOzB1nevu9yA  

Le schermate delle conferenze sono disponibili tra le pubblicazioni su questo sito.

Il presidente.

23-5-2018 - ESA e NASA insieme per la futura Mars Sample Return Mission.

Esaminare sulla Terra campioni di materiale proveniente da altri mondi ci da la possibilità, con gli strumenti che abbiamo a disposizione nei laboratori di tutto il mondo, di costruire un quadro quasi completo della storia di quel corpo celeste. Sapere se c’è o c’è stata vita, se c’è acqua, ossigeno e tanto altro, sono informazioni determinanti anche per un eventuale colonizzazione di quel pianeta o di quel satellite.
Non dobbiamo però nasconderci che, se non si prendono le dovute precauzioni, questi campioni alieni possono anche portare con se dei pericoli, come la contaminazione sulla Terra di un microorganismo sconosciuto, quindi potenzialmente letale.
Non è certamente la prima volta che lo facciamo, quindi una certa esperienza su come trattare questi campioni ce la siamo fatta. Abbiamo cominciato nel 1969 con le missioni Apollo ed i campioni lunari con oltre 350 kg di materiale, poi qualche anno dopo la ex URSS con i rover robotici. Il 15 gennaio 2006 abbiamo riportato a terra 100 microgrammi di campioni di “coda” di cometa con la missione Star Dust e l’8 settembre del 2004 anche particelle di vento solare con la sonda Gensis.
Quindi siamo già esperti nel trattamento ed ampiamente in grado di evitare contaminazioni.
Ma il sogno di tutti i laboratori del mondo in questo campo è quello di poter esaminare un campione di sottosuolo marziano!
Non un pezzo carbonizzato di meteorite proveniente dal pianeta rosso, quelli già li abbiamo visti e studiati, ma un vero campione prelevato dal suolo marziano e spedito a terra. Non è una impresa facile, ma ESA e NASA hanno preso accordi per farlo e l’ente spaziale americano, con la missione Mars 2020, tra due anni, comincerà questo percorso. Vi propongo pertanto questo articolo che spiega bene questa missione tripla per raggiungere l’obiettivo.
Fonte: https://www.astronautinews.it/2018/05/14/esa-e-nasa-insieme-per-la-futura-mars-sample-return-mission/
Lo scorso 26 aprile le due agenzie spaziali hanno firmato un accordo d’intesa per studiare congiuntamente la possibilità di riportare a Terra dei campioni di suolo marziano tramite una missione robotica.
Da quando negli anni ’60 è iniziata l’esplorazione di Marte, prima con sonde di passaggio, poi con orbiters, landers e rovers, sono stati fatti enormi progressi nella comprensione del pianeta rosso. Ma nonostante la raffinatezza degli strumenti scientifici a bordo delle ultime sonde, nulla potrebbe essere paragonato alla possibilità di studiare a Terra, in maniera molto dettagliata, diversificata ed indipendente, la composizione e le caratteristiche del suolo marziano.
In parte, grazie all’impatto di asteroidi e comete avvenuti in epoche remote con il pianeta rosso, sulla Terra arrivano dei meteoriti marziani, di cui attualmente noti e confermati sono circa 130, ma si tratta naturalmente di rocce che, oltre ai milioni di anni di viaggio interplanetario, hanno subito anche l’effetto incendiario del rientro nella nostra atmosfera.
Sviluppare una missione automatica che sia in grado di raggiungere questo obbiettivo non è certo una cosa semplice. Ed infatti ci sono state molteplici proposte nel corso degli anni, che però non sono mai andate oltre lo studio iniziale.
In realtà c’è anche chi si oppone ad una missione di questo genere, vedi l’International Committee Against Mars Sample Return, il cui obbiettivo non è di impedire totalmente il portare i campioni sulla Terra, ma che essi vengano prima dichiarati sicuri, direttamente sul posto o a bordo di una stazione spaziale di quarantena.
Alla complessità della missione si aggiunge quindi anche il fatto di evitare una potenziale contaminazione del nostro pianeta da organismi extraterrestri.
Di tutti gli studi proposti, quello che sta riscuotendo più consensi è sicuramente la missione che comprende tre lanci da Terra ed è stato oggetto di discussione durante la 2° International Mars Sample Return Conference che si è tenuta a fine Aprile a Berlino.
Negli stessi giorni sempre a Berlino si è tenuto l’ILA Berlin Air and Space Show, durante il quale è avvenuto l’accordo di intesa tra ESA e NASA per sviluppare la futura missione.
David Parker, Direttore dei Voli Abitati ed Esplorazione Robotica ESA e Thomas Zurbuchen, Amministratore Associato, Direzione Missioni Scientifiche NASA, hanno firmato il documento che sottolinea i ruoli delle due agenzie nell’impresa e come ciascuna possa essere di supporto all’altra.
Da parte sua la NASA ha già avviato la prima delle tre fasi che compongono la missione, infatti a bordo del prossimo rover Mars 2020 ci sarà un contenitore per 31 campioni di suolo, prelevati dal braccio del rover, che verrà alla fine sigillato e messo in attesa per un futuro prelievo.

Entra quindi in scena ESA, che svilupperà un piccolo robot chiamato Sample Fetch Rover (il corriere), portato sulla superficie marziana da un lander madre della NASA, in grado di raggiungere il Mars 2020 rover, prelevare il contenitore dei campioni di suolo, tornare al lander e consegnarli ad un Mars Ascent Vehicle (MAV) che decollerà dalla superficie marziana per immettersi in un’orbita di parcheggio.
La terza ed ultima fase della missione vedrà il MAV rilasciare in orbita il contenitore dei campioni grande come una palla di calcio, che verrà recuperato da una sonda inviata da Terra e sviluppata in Europa, in grado di tornare verso il nostro pianeta con a bordo, ben sigillato, il prezioso carico.
Una volta in prossimità della Terra la capsula di rientro verrà rilasciata dalla sonda e, resistendo alle elevate temperature che si generano penetrando nell’atmosfera, verrà infine recuperata atterrando negli Stati Uniti.
“Una tale missione è sicuramente un’allettante ma fattibile visione, una buona ragione certo per continuare l’esplorazione dello spazio”, ha affermato David Parker, “Per gli scienziati non c’è prezzo nella possibilità di avere campioni di Marte intatti, accuratamente scelti e di poterli esaminare nelle migliori strutture a disposizione. Ricostruire la storia del pianeta rosso e dare risposta a molte domande sul suo passato sono solo due delle molteplici possibilità che una tale missione renderà possibili.
Le sfide che dovremmo affrontare potranno essere affrontate solamente da una partnership internazionale ma anche commerciale, il meglio del meglio. In ESA, con 22 stati membri e molti partners, la cooperazione internazionale fa parte del nostro DNA.”
Il risultato dello studio preliminare verrà presentato, discusso ed eventualmente finanziato nel consiglio ministeriale degli stati membri di ESA nel 2019.
Il video della missione: https://youtu.be/RNnJBKR9lqY
Fonte e foto credit, ESA, NASA
Commentato e adattato da Luigi Borghi.