I detriti CINESI pericolosi e la Luna più vicina.

Due aspetti che hanno poco a che fare l’uno con l’altro ma sono notizie che meritano attenzione.

DETRITI! Partiamo dai detriti che hanno colpito la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per fortuna senza grossi danni, ma che hanno comunque costretto ad un cambio di quota per evitare il peggio.

Per questo “incidente” dobbiamo ringraziare ancora una volta i Cinesi e il loro leader Xi Jinping che con i loro test militari per attribuirsi la capacità di distruggere satelliti in orbita bassa hanno fatto la frittata. La spazzatura spaziale infatti è stata lasciata dal satellite cinese Fengyun-1C, secondo quanto riferito dalla Russian State Space Corporation Roscosmos.

Il satellite cinese è stato distrutto nel 2007 in un test missilistico anti-satellite. 

Esplose in più di 3.500 pezzi di detriti, la maggior parte dei quali sono ancora in orbita attorno al pianeta.

Piani orbitali noti di detriti Fengyun-1C un mese dopo la sua disintegrazione da parte dell’ASAT cinese (orbite esagerate per la visibilità).

All’inizio di quest’anno un pezzo di questa spazzatura spaziale ha colpito il sistema robotico remoto canadesedella ISS, ma l’incidente non ha influito sul funzionamento del dispositivo o dell’ISS in generale.

Secondo quanto riferito dalla Russian State Space Corporation Roscosmos, la Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto poi comunque eseguire una manovra per evitare una collisione con la spazzatura spaziale.

Si legge nel comunicato.

“L’altitudine orbitale dell’Iss è stata innalzata per evitare la congiunzione con i detriti spaziali. Secondo i dati preliminari, la manovra ha alzato l’orbita della stazione di circa 1,2 chilometri”.

Illustrazione della famiglia cinese di satelliti meteorologici Fengyunello SPARC.

Poteva andare molto peggio! Questo incidente (non è stato l’unico) fa pensare parecchio su quanto la spazio stia diventando pericoloso. Già lo è senza bisogno dell’intervento umano, con temperature estreme, vuoto e radiazioni. Ma quei vincoli almeno si conoscono, mentre i detriti, quelli piccoli sotto al centimetro di diametro, sono insidiosi, maledettamente insidiosi e possono essere fatali. Devo dire ad amor del vero che questi esperimenti di distruzione di satelliti a scopo militare non sono stati un’idea dei soli cinesi. Prima di loro ci hanno provato americani e russi.

Ora non dobbiamo fare altro che aspettare lo facciano anche indiani, inglesi, francesi, iraniani e israeliani poi siamo veramente a posto ed avremo la certezza che qualche “pezzo” della imbecillità umana farà veramente un disastro.

Di positivo in questa notizia c’è il fatto che se si prevede in tempo untile la traiettoria dell’intruso il disastro si può evitare. Assomiglia molto alla dinamica degli asteroidi: se arrivi un tempo ci salviamo tutti.

I dettagli li trovate qui:

https://www.spacedaily.com/reports/ISS_changes_orbit_to_avoid_collision_with_Chinese_debris_999.html

LA LUNA. L’altra notizia riguarda il mitico progetto Atrtemis della NASA di riportare un uomo, anzi una donna, sulla Luna che aveva subito uno stop “giudiziario”. Infatti, a seguito della reazione di Jeff Bezos della Blue Origin (ed anche di Amazon) che non aveva digerito la scelta della NASA di affidare alla SpaceX del suo rivale Elon Musk il contratto per il lander lunare di Artemis HLS, il progetto Arteims subì uno stop. Diciamo che forse, visti i ritardi del primo lancio del megarazzo SLS, i ritardi vi sarebbero stati ugualmente. Comunque, ora sembra tutto sbloccato e che il gentil-piede sulla Luna si vedrà non nel 2024, come promesso da Trump, ma l’anno dopo, nel 2025.

Infatti, la U.S. Court of Federal Claims ha respinto la denuncia di Blue Origin alla NASA, facendo di fatto riprendere la corsa alla Luna!

Facendo un passo indietro, come sapete eravamo rimasti un po’ impantanati con il programma Artemis in un procedimento legale. Blue Origin infatti aveva intentato una causa contro la NASA lo scorso 13 agosto. La denuncia era stata fatta allo U.S. Court of Federal Claims, un tribunale federale americano che esamina le richieste contro il governo e che ha giurisdizione sulle proteste dopo le revisioni del GAO

A ciò si era aggiunta più recentemente la raccomandazione che l’Appropriations Committee, il più grande comitato del Senato Americano che sovrintende a tutta la legislazione di spesa discrezionale del Senato stesso, aveva rivolto alla NASA affinché scegliesse una seconda azienda, oltre a SpaceX vincitrice del contratto per il primo lander lunare di Artemis HLS, per sviluppare anch’essa un secondo sistema di allunaggio.

La notizia del rigetto della U.S. Court of Federal Claims è arrivata ieri.

Il tribunale federale si è espresso a favore dell’ente spaziale americano sostenendone la scelta effettuata in sede di assegnazione del contratto a SpaceX per la realizzazione del primo lander lunare HLS (Human Landing System) del programma Artemis.

Via libera quindi alla NASA per riprendere il più presto possibile le attività con l’azienda di Elon Musk per tornare “al pezzo”.

Rendering dello starship della SpaceX sulla superficie lunare come lander di Artemis. Lo vedremo (forse) nel 2025.

Inoltre, la NASA continuerà a lavorare con varie società americane per rafforzare e stimolare la concorrenza per i sistemi di trasporto per esseri umani sulla superficie lunare. A breve, infatti, ci saranno nuove opportunità per le aziende private di collaborare con la NASA per stabilire una presenza umana a lungo termine sulla Luna, sempre nell’ambito del programma Artemis.

Tra queste, nel 2022 partirà una selezione indirizzata alle aziende USA per fornire servizi di atterraggio lunare per esseri umani.

In una teleconferenza stampa svoltasi martedì scorso nove novembre è stato presentato da parte dei vertici della NASA quello che è il primo aggiornamento ufficiale dell’Agenzia sotto l’amministrazione Biden-Harris, riguardante il programma Artemis di esplorazione della Luna. Qui la conferenza:

http://www.newsspazio.it/2021/11/lo-us-court-of-federal-claims-ha.html

L’amministratore capo della NASA Bill Nelson ha guidato la teleconferenza, tracciando il percorso per le prime missioni di Artemis, che precederanno le missioni con esseri umani sulla superficie lunare. Tra l’altro Nelson ha detto: “Siamo soddisfatti della valutazione approfondita della US Court of Federal Claims sul processo di selezione della NASA per il sistema di atterraggio per esseri umani (HLS, Human Landing System) ed abbiamo già ripreso il dialogo con SpaceX. È chiaro che siamo entrambi ansiosi di tornare a lavorare insieme e stabilire un nuovo cronoprogramma per le nostre missioni dimostrative lunari iniziali. Ritornare sulla Luna nel modo più rapido e sicuro possibile è una priorità dell’agenzia.

Tuttavia, con la recente denuncia ed altri fattori, il primo atterraggio umano di Artemis avverrà probabilmente non prima del 2025″.

Nel frattempo, la NASA continua le attività sui test flight Artemis I (senza equipaggio) ed Artemis II, con equipaggio intorno alla Luna, quest’ultimo programmato entro maggio 2024.

A ciò seguirà una missione SpaceX di test, la prima che farà atterrare senza equipaggio il proprio lander lunare.

Solo dopo questo test potrà aver luogo Artemis III, la prima missione dai tempi del programma Apollo che riporterà gli esseri umani sulla superficie del nostro satellite naturale.

La NASA prevede di lanciare una nuova call la prossima primavera alla ricerca di nuovi servizi di atterraggio lunare per esseri umani.

Nelson: “Guardando avanti, la NASA sta pianificando per il futuro almeno 10 allunaggi, e l’agenzia ha bisogno di aumenti significativi dei finanziamenti per la futura competizione dei lander, a partire dal budget del 2023″.

Nel frattempo, vi è l’impegno di ridurre i costi e snellire le operazioni tutt’ora in corso. L’agenzia ha inviato una richiesta di informazioni all’industria per massimizzare l’efficienza dello Space Launch System (SLS) ed ha anche chiesto ai partner industriali di realizzare tute spaziali e fornire servizi di passeggiate spaziali per le missioni sia della Stazione Spaziale Internazionale che per il programma Artemis.

Non vi sono ripercussioni sui successivi programmi delle missioni Artemis e sui piani per le attività di superficie sulla Luna, incluso lo sviluppo del Gateway Lunare e le altre attività previste per i prossimi anni.

La NASA insieme ai partner internazionali e commerciali sta infatti costruendo il Gateway Lunare, un avamposto che orbiterà intorno alla Luna che fornirà infrastrutture e funzionalità critiche per l’esplorazione a lungo termine della Luna e di Marte, nonché altre tecnologie abilitanti.

Commentato da Luigi Borghi.

Link correlati:

https://youtu.be/AB7sSG2Rl9k http://www.newsspazio.it/2021/11/programma-nasa-artemis-rimandata-di-1.html#more

Il 60° anniversario del volo di Belka e Strelka

Eroine senza un volto!

Si perché le due protagoniste di questa storia non hanno un volto bensì un simpatico muso, si tratta infatti di due cagnette Sovietiche di nome Belka e Strelka, saranno i primi esseri viventi a compiere una serie di orbite a bordo di una navicella Russa e a rientrare sulla Terra sane e salve.

Il primato del primo essere vivente nello spazio era dalla piccola Layka anche lei Sovietica (vero nome Kudrjavka, durante la traduzione nelle lingue occidentali ad opera della TASS, venne cancellato a favore del nome della razza di appartenenza, Layka-meticcia più pronunciabile nelle lingue d’oltre cortina di ferro), ma la piccola Layka non farà mai ritorno viva sulla Terra. Le due cagnette nonostante fossero anch’esse in lizza per quel primo storico e tragico volo, voleranno per loro fortuna nella missione successiva che risulterà un vero successo proiettando l’URSS verso la conquista dello spazio da parte del primo essere umano Yuri Gagarin.

 Per il sottoscritto comunque queste piccole cagnoline sono delle vere e proprie eroine, scelte nei canili comunali di razza meticcia nonché di sesso femminile in quanto più robuste rispetto a cani di razze selezionate e di sesso maschile, queste cagnette simpatizzarono subito con i tecnici e ingegneri del programma spaziale Sovietico quindi sopportarono tutti i test a cui vennero sottoposte con la fiducia instaurata verso gli umani che le accudivano fino al lancio e al volo nello spazio compiendo un altro passo in avanti nella conquista del cosmo.

Commentato da: Ciro Sacchetti.

19 AGO 2020

Il testo di credito:Vito Technology

Immagine di credito:“Belka, Strelka, and others” (2009)

Fonte: Star-Walk

Link: https://starwalk.space/it/news/60th-anniversary-of-belka-and-strelka-flight                            Puoi anche dare un’occhiata al nostro video con alcuni rari filmati di cani spaziali. Per guardare il video                                                                                                                                                                      Link Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=OCBWIi2vQ4k&feature=youtu.be

Il 20 agosto di 60 anni fa, i cani Belka e Strelka diventarono i primi esseri viventi a effettuare un volo orbitale e tornare a casa sani e salvi. Con questo articolo desideriamo commemorare questi animali eccezionali e raccontare i particolari più interessanti del loro viaggio nello spazio.

La storia dietro il volo

Verso la fine degli anni ’50, l’Unione Sovietica era pronta a inviare il primo essere umano nello spazio. Ciononostante, gli scienziati sovietici necessitavano di maggiori sicurezze sul fatto che un essere vivente potesse sopravvivere a un volo di questo tipo. Per questa ragione, si decise che il primo ad andare nello spazio sarebbe stato il miglior amico dell’uomo, il cane, il quale avrebbe spianato la strada all’esplorazione spaziale da parte del genere umano.

Nel 1957, sotto la direzione del capo progettista dei veicoli spaziali dell’Unione Sovietica, Sergei Korolev, gli scienziati individuarono 12 cani randagi idonei alla missione e iniziarono ad allenarli per i voli futuri. Le intense sessioni d’allenamento, che richiesero diversi mesi di tempo, includevano l’insegnare ai cani come vivere in spazi ristretti, come resistere all’accelerazione estrema e come abituarsi a consumare gelatine simili a cibo dispensate da un distributore automatico. Nel corso dell’intera procedura, gli specialisti dell’allenamento strinsero legami molto stretti con i cani, al punto da conoscerli alla perfezione.

Tra tutti i cani sottoposti all’allenamento, i migliori risultarono essere Belka (“Whitey”) e Strelka (“Little Arrow”), due cagnette di due anni e mezzo. Esse furono selezionate per eseguire un giorno di volo intorno alla Terra sul veicolo spaziale Sputnik-5

Canidi cosmonauti

Il 19 agosto del 1960, lo Sputnik-5 partì dal cosmodromo di Bajkonur, con i due cani a bordo. Durante il lancio, la respirazione e le pulsazioni dei cani aumentarono, ma quando il veicolo spaziale raggiunse l’orbita terrestre, Belka e Strelka a poco a poco si calmarono. Le condizioni delle cagnette furono monitorate e analizzate molto attentamente, grazie all’impiego di apparecchiature speciali progettate per misurare la pressione, le pulsazioni, l’attività cerebrale e tanti altri parametri. Tutto ciò fu pianificato al fine di proteggere i cani e comprendere quanto avrebbe inciso lo stress di un volo spaziale sugli esseri umani. Inoltre, la navetta spaziale fu dotata di una telecamera, progettata per inviare le immagini dei cani alla Terra.

Per inciso, Belka e Strelka non erano sole nella loro navetta: lo Sputnik-5 trasportava anche topi, insetti, piante, semi, miceti e colture di microbi.

Nel complesso, il viaggio andò abbastanza bene. Dopo la tensione del lancio, le cagnette rimasero tranquille per la maggior parte del tempo e apprezzarono molto il cibo. Inoltre, l’esposizione all’assenza di gravità non arrecò loro particolari fastidi, così come risultò dal sistema di monitoraggio. Fu rilevato un solo momento poco piacevole (dopo che la navetta aveva orbitato intorno alla Terra per la quarta volta), ovvero quando Belka, per ragioni sconosciute, non si sentì bene, si agitò e iniziò ad abbaiare. In ragione di questo avvenimento, gli scienziati decisero di limitare il viaggio del primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, a una sola orbita intorno alla Terra.

Dopo il volo Il 20 agosto 1960, lo Sputnik-5 atterrò con successo dopo aver completato 17 orbite intorno alla Terra. Belka e Strelka trascorsero oltre 25 ore nello spazio, coprendo una distanza di 700.000 chilometri. Dopo l’atterraggio, le cagnette apparirono abbastanza in forma; dai test medici non emersero anomalie. Così, Belka e Strelka diventarono le prime creature viventi a sopravvivere a un volo orbitale

Oleg Gazenko sostiene Belka (a destra e Strelka (a sinistra) durante la prima conferenza stampa presso l’istituto Rosso per problemi biomedici.

Il futuro delle missioni su Venere.

Battiamo il ferro finché è caldo, quindi penso che dopo la scoperta della fosfina sarà essenziale predisporre osservazioni ripetute delle nubi di Venere, per capire come le concentrazioni di fosfina mutino nel tempo.

Però nessuna delle possibili missioni ipotizzate finora sembra attrezzata per questo. Tutte le missioni che la NASA aveva ipotizzato a questo scopo sono state sorpassate in priorità da missioni robotiche verso asteroidi, satelliti e Marte, ma l’agenzia spaziale americana sta comunque investendo su due veicoli spaziali, DAVINCI+ e VERITAS. 

La prima missione dovrebbe esplorare l’atmosfera venusiana per comprenderne l’evoluzione, la seconda ha l’obiettivo di mappare con precisione la superficie e di studiare la geodinamica interna che ha modellato il pianeta.

Se anche dovesse essere finanziata, VERITAS rimarrebbe nell’orbita di Venere; DAVINCI+ entrerebbe in atmosfera, ma troppo rapidamente per analizzare la composizione della fascia di nubi in cui è presente la fosfina, a circa 50 km di quota. Nessuna delle due proposte di missione è comunque al momento stata confermata. Noi però dobbiamo andare tra le nuvole e restarci per un po’ di tempo. Per esplorare l’alta atmosfera di Venere occorrerebbe rispolverare i concept di aerostati in grado di resistere per un po’ tra le nubi del pianeta, come quelli della missione con equipaggio HAVOC (High Altitude Venus Operational Concept), un progetto visionario (nell’immagine) e improbabile che la NASA ha in archivio e che definisce “non più attivo”.

Qui possiamo vedere una animazione di tutta la missione:

NASA: https://youtu.be/0az7DEwG68A

Un pallone sonda capace di analizzare le biomolecole dell’atmosfera di Venere è anche una delle componenti della Venus Flagship mission, una proposta di studio a lungo termine di Venere, del suo clima, della sua attività geologica e della sua atmosfera, che si avvarrebbe di più elementi (orbiter, lander, aerostati) e che anche se approvata non si concretizzerebbe prima del decennio 2030.

https://vfm.jpl.nasa.gov/Gallery2/

Vedremo cosa intende fare la comunità scientifica e soprattutto quante risorse verranno dedicate per avere una risposta a questa domanda: c’è vita elementare nell’atmosfera di Venere?

Commentato da Luigi Borghi.

Eccovi l’articolo che vi propongo:

https://www.wired.it/scienza/spazio/2020/09/16/prossime-missioni-spaziali-venere/?refresh_ce=

Il primo elicottero su Marte inizierà a volare l’anno prossimo. Ecco come.

Ingenuity

Nella scorsa flash vi avevo parlato di un elicottero che volerà su Marte, quindi mi sembra giusto fornirvi maggiori dettagli. Una missione che allargherà l’orizzonte nel vero senso della parola. Ve ne avevo già parlato nel numero 37 de Il Cosmo news di Giugno 2018, ma ora ovviamente ne sappiamo molto di più.

L’elicottero ha già volato qui sulla Terra. Non è stato facile simulare le condizioni marziane dove la gravita è 1/3 di quella terrestre e la densità atmosferica 1/100 (per un elicottero è una condizione molto gravosa), ma i test sono stati superati. Ora resta solo da vedere a febbraio del prossimo anno quanto la simulazione sia stata in linea con la realtà.

L’elicottero, chiamato Ingenuity, della Lockheed Martin Space di Denver sarà appeso sotto la pancia del Rover Perseverance.

Ad atterraggio (pardon ammartaggio) avvenuto, dopo che il Rover avrà cercato uno spazio piano, Ingenuity verrà poi sganciato e cadrà al suolo (un salto di pochi centimetri).

Dopodiché il Rover si allontanerà lasciandolo libero alla luce del sole.

…..


Quando sarà alla distanza di sicurezza cominceranno i testi di volo. Incrociamo le dita e prepariamo il sigaro!

Come vedete dalla foto, il piccolo “volatile” ha un pannello fotovoltaico (sopra alle pale) che gli consentirà di ricaricarsi e quindi ripartire per una nuova missione. Con l’irradiazione solare che ci troviamo su Marte ci vorrà mooolta pazienza.

Questo piccolo elicottero potrebbe spianare la strada a una vasta esplorazione dei cieli marziani.

Andiamo ancora di piu nel dettaglio.

Il rover Perseverance della NASA avrà quindi un passeggero speciale quando scenderà nel cratere Jezero di Marte nel febbraio 2021, il primo elicottero in assoluto a volare su un altro mondo.

Con un peso sulla Terra di 1,8 chilogrammi, l’elicottero, chiamato Ingenuity , viaggerà su Marte, in una prima fase, sotto la pancia di Perseverance, stringendosi in un punto che offre circa 24 pollici (61 centimetri) di altezza da terra, incluso il sistema di consegna dell’elicottero. 

Ingenuity stesso è solo 5 pollici (12 cm) più corto della zona libera.

Ingenuity continuerà ad aggrapparsi al Rover per circa due mesi dopo l’atterraggio del 18 febbraio 2021. Le due macchine (con l’aiuto di operatori remoti sulla Terra) cercheranno un’area piatta, senza ostacoli, dove Ingenuity possa eseguire operazioni di test.

La squadra dovrà trovare una zona che è di circa 33 piedi per 33 piedi (10 per 10 metri) che Perseverance può monitorare mentre è parcheggiata a circa un campo di football americano, hanno detto i membri della squadra della missione. Lo spiegamento di Ingenuity avverrà dopo che Perseverance entrerà nel centro dell’aerodromo. Gli operatori trascorreranno circa sei giorni terrestri a controllare tutti i sistemi prima di preparare l’elicottero a volare.

“Il processo di spiegamento inizia con il rilascio di un meccanismo di blocco che mantiene in posizione l’elicottero”, hanno scritto i funzionari di JPL nella dichiarazione. “Quindi un dispositivo pirotecnico taglierà il cavo, consentendo a un braccio caricato a molla che tiene l’elicottero, di iniziare a ruotare l’elicottero dalla sua posizione orizzontale. Lungo la strada, un piccolo motore elettrico tirerà il braccio fino a quando non si blocca, portando il corpo dell’elicottero completamente verticale con due delle sue gambe di atterraggio caricate a molla dispiegate. Un altro bullone esplosivo rilascierà le altre gambe. “

Durante questo processo, il sistema di spiegamento manterrà le connessioni elettriche e di dati tra Perseveranza e Ingenuity fino a quando non sarà il momento di liberare l’elicottero. Il piano è far cadere delicatamente Ingenuity in superficie e far allontanare Perseverance, permettendo a Ingenuity di caricare le batterie con il suo pannello solare. Quindi, se tutto va secondo i piani, sarà il momento di fare alcuni voli di prova.

L’elicotteri è progettato per operare per 30 sol o giorni marziani, per vedere quanto sarà fattibile il volo Red Planet per le missioni future. Gli ingegneri useranno le lezioni apprese da Ingenuity, che non trasporta strumenti di bordo, per costruire potenzialmente elicotteri futuri che possano aiutare i rover e forse anche gli astronauti. 

Alcuni possibili usi per i futuri elicotteri di Marte includono lo scouting in avanti per terreni difficili, lo studio delle scogliere verticali e l’esplorazione di grotte o crateri profondi che un rover potrebbe non essere in grado di raggiungere, hanno detto i funzionari della NASA.

Gli obiettivi principali della missione consistono nella ricerca di segni dell’antica vita di Marte e nella memorizzazione nella cache di campioni promettenti per il futuro ritorno sulla Terra. Il rover porta anche dimostrazioni tecnologiche che potrebbero aiutare i futuri esploratori umani sul Pianeta Rosso, incluso uno strumento progettato per produrre ossigeno dall’atmosfera marziana sottile, dominata dal biossido di carbonio. La NASA mira a mettere gli stivali su Marte negli anni ’30, dopo aver riportato gli astronauti sulla luna in questo decennio.

Perseverance si lancerà su Marte non prima del 30 luglio di quest’anno , unendosi infine al rover Curiosity della NASA sulla superficie del Pianeta Rosso. Curiosity è sbarcato nell’agosto 2012 e continua a essere operativo.

Commentato da Luigi Borghi.

Ecco il link:

https://www.space.com/nasa-mars-2020-mission-helicopter-ingenuity.html

Il radiotelescopio di Arecibo ci manca.

Oggi ho pensato di ripescare il disastro del radiotelescopio di Arecibo a Porto Rico, il più potente del mondo prima dell’avvento del FAST cinese, perché leggendo un articolo su Space Daily (che vi propongo nel link) appare evidente l’importanza che aveva questa parabola da 300 metri nel mondo scientifico.

“Secondo la NASA questo crollo renderà difficili alcune osservazioni di una imminente missione su asteroidi”.

Vediamo perché.

La NASA, in collaborazione con altre agenzie, sta studiando e sviluppando un metodo per deviare la traiettoria di un asteroide qualora si riscontrasse una rotta di collisione con la Terra. Un progetto che prevede l’individuazione del pericolo di collisione diversi anni prima dell’impatto, cosa che oggi siamo in grado di fare.

Nel nostro caso specifico si tratta della missione Double Asteroid Redirection Test (DART).

L’obiettivo principale della missione sugli asteroidi DART, che avrà luogo nel 2022, è quello di far schiantare un veicolo spaziale contro una piccola luna che orbita attorno all’asteroide Didymos e osservare come l’impatto influisce sul suo movimento. 

L’osservazione iniziale di tale impatto non sarà influenzata molto dalla perdita di Arecibo, ma le immagini radar di follow-up saranno limitate a un telescopio radar più piccolo e meno sensibile, il Goldstone Observatory nella California meridionale, che fa parte del sistema Deep Space Netwok (DSP) utilizzato per la comunicazione con le sonde interplanetarie.

Arecibo avrebbe potuto dare un valore aggiunto a tale missione, usando il potente radar per confermare ciò che i telescopi ottici osserveranno comunque sull’impatto dalla luce riflessa.

Senza Arecibo, utilizzando solo Goldstone, questo sarà più difficile, ma sarà comunque realizzabile.

SpaceX prevede di lanciare il veicolo spaziale DART dalla base dell’aeronautica di Vandenberg in California. Il costo totale della missione è di circa 320 milioni di dollari, incluso il lancio.

Ma quale sarà il futuro di questa struttura? Si ricostruirà un radiotelescopio più potente?

Qui si evidenzia di nuovo la guerra di pensiero tra chi sostiene lo spazio come ambiente ideale per investire in telescopi (necessariamente più piccoli e costosi oltre che difficilmente manutenibili) e chi invece preferisce la terra con grandi telescopi a portata di mano.

La National Science Foundation (NSF), proprietaria della struttura di Arecibo, ha affermato che un nuovo progetto di costruzione di questo tipo dovrebbe seguire il processo dell’organizzazione per la costruzione di nuove strutture importanti, in altre parole ripartire da zero.

Arecibo è gestito da una coalizione di organizzazioni guidata dall’Università della Florida centrale la quale apprezza che la NSF abbia in programma di mantenere aperte alcune strutture dell’osservatorio, tra cui il centro visitatori e una parabola di soli 12 metri di diametro.

La fondazione prevede anche una serie di seminari a giugno per ascoltare idee per il futuro di Arecibo.

È impressionante la precisione temporale con la quale era stato previsto il crollo. Come si vede da questo video c’era un drone in volo con l’obiettivo rivolto proprio verso il cavo che per primo si è rotto ed ha dato inizio al disastro.

I cavi del telescopio si erano lesi nei mesi precedenti il ​​crollo, ma gli investigatori non sono ancora in grado di individuare la causa di quei guasti. La struttura, fino al suo collasso, era stata uno strumento principale per un consorzio di scienziati noto come NANOgrav per studiare i buchi neri supermassicci basati sulla rilevazione delle onde gravitazionali.

In un documento pubblicato a dicembre, gli scienziati che hanno utilizzato Arecibo hanno delineato le loro speranze per un nuovo e più potente telescopio radar da ricostruire ad Arecibo.

Questo processo potrebbe richiedere anni poiché la comunità astronomica esamina le priorità a lungo termine.

Il piatto di Arecibo è stato costruito a Porto Rico perché gli scienziati avevano individuato una valle delle dimensioni e della forma giuste per supportare la sua enorme struttura. 

Ovviamente io spero che venga ricostruito, più moderno e magari con la possibilità di entrare in rete interferometrica con il FAST cinese. Sarebbe un goal per l’osservazione del cosmo, per la collaborazione internazionale… ma forse resterà un sogno. Io però ci credo al punto che Arecibo è un protagonista nel mio nuovo romanzo “Civiltà scomparsa”, che uscirà a giorni, dove nel 2074 verrà utilizzato per una nuova impresa di comunicazione con…. Beh, basta così. Altrimenti non ci sarà soddisfazione nel leggerlo. Manderò un messaggio quando vi sarà la presentazione on line sul canale 85 del digitale terrestre TVB studio 85, con il giornalista Tito Taddei nella sua rubrica Observer.

Commento di Luigi Borghi.

Ecco l’articolo che trovate su:

https://www.spacedaily.com/reports/Arecibo_telescope_collapse_may_complicate_NASA_asteroid_mission_999.html

Il filmato del collasso.

Circolo di Osservazione Scientifico-tecnologica di Modena. Missione: divulgare scienza a tutti