L’accesso allo spazio costa sempre meno

Il sistema di lancio in orbita di Virgin Orbit durante un precedente test (sub orbitale) Credits: Virgin Orbit.

Un parametro, quello dei costi, sta scendendo velocemente.

Merito della concorrenza, delle nuove tecnologie e diciamolo pure anche di SpaceX che ha inaugurato il recupero del primo stadio di un lancio orbitale.

La precisazione è necessaria perché in effetti il primo a tentare con successo questa procedura fu Jeff Bazos della Blue Origin che però lo aveva applicato a voli suborbitali.
Un po’ più facile …

Ora ci prova la Virgin che porta avanti la su tecnica, applicata ai voli commerciali suborbitali ma che ora tenta il salto con i piccoli satelliti in orbita bassa.

Ma non è finita! Vi sono altre aziende americane in coda per questo tipo di approccio.

Ne vederemo delle belle.

In questo primo piano si vede con precisione il meccanismo di aggancio del razzo Launcher One. Credits: Virgin Orbit

Commento di Luigi Borghi

Eccovi il link all’articolo:

https://www.astrospace.it/2020/05/25/virgin-orbit-per-la-prima-volta-in-orbita-con-un-sistema-tutto-nuovo/amp/

La sonda InSight della NASA è di nuovo protagonista!

InSight

Dopo altre attività di monitoraggio, la pala meccanica torna sulla sonda termica HP3 e finalmente la seppellisce con uno strato di materiale superficiale.

Seguo da tempo questo lander marziano a cui sono state delegate parecchie attività e che ha subito molte disavventure, in particolare proprio sulla sonda HP3 (“Heat Flow and Physical Properties Package”), destinata a misurare temperatura e flusso di calore nel suolo di Elysium planitia.

L’obiettivo della missione è quello di investigare sulla struttura interna di Marte allo scopo di ricavare degli indizi sulle fasi più remote della formazione dei pianeti terrestri nella più ampia formazione del sistema solare.

Il suo sensibilissimo sismometro SEIS sta già lavorando egregiamente.

Le disavventure e gli imprevisti sono stati tanti ma è impressionante quanto sia capace e flessibile l’operatività di questo robot, attraverso ovviamente le strategie inventate da Terra per superare le avversità. Un diligente instancabile operaio a disposizione (ma immobile) su Marte.

Oggi sembra che la pala robotica sia finalmente tornata ad occuparsi della sonda termica e speriamo che riesca a concludere l’operazione prima che cambi la stagione.

Ora è quasi interamente al di sotto del livello del terreno ed è ferma lì dal Sol 536 (30 Maggio).

Credit: NASA/JPL-Caltech.

Con l’arrivo a febbraio 2021 di Perseverance, collega di Curiosity e di Opportrunity, la comunità robotica NASA operativa su Marte comincia a diventare importante.

Si sta preparando l’arrivo dell’uomo.

Vi propongo l’articolo di Marco Di Lorenzo su AliveUniverse per approfondire i progressi fatti e ciò che ancora ci aspettiamo da InSight.

Commentato da Luigi Borghi.

Eccolo.

.https://aliveuniverse.today/speciale-missioni/marte/lander/insight/4692-la-sepoltura-della-talpa

L’energia solare dallo spazio alla Terra con le microonde

Rappresentazione artistica di irradiazione di energia solare sotto forma di microonde verso installazioni militari e remote. Credito: US Naval Research Laboratory

L’esperimento sull’X37B del Naval Research Laboratory è sicuramente il precursore di una tecnologica da tempo in studio: cattura dell’energia solare fuori dal l’atmosfera con pannelli fotovoltaici geostazionari al massimo rendimento, conversione in microonde e trasmissione a Terra dove una “rectenna” (cioè una antenna munita di raddrizzatore) la trasforma direttamente in inerzia elettrica a corrente continua.

Rendimento attuale: 90%!

Ovviamente, dato l’origine del finanziamento, è ovvio che i risultati andranno a soddisfare quelle necessità militari di avere energia continua anche in posti dove altre fonti non possono arrivare.

Ma è evidente pure la ricaduta civile di questa tecnologia. Un satellite appositamente attrezzato può trasmettere centinaia di kw di potenza elettrica in un posto o in altro, anche distanti migliaia di km. semplicemente spostando l’orientamento dell’antenna.

La novità di questa notizia sta però nel fatto che è la prima volta che trapelano dettagli sulle missioni di questa navetta spaziale autonoma, questo Space Shuttle in miniatura che però è in grado di andarsene in orbita, lavorare per anni e poi tornare da solo quando ha finito.

Commento di Luigi Borghi.

Eccovi l’articolo tratto da spacenews.

L’esperimento dello “spazioplano” militare fa luce sui satelliti solari spaziali

di Leonard David – 4 luglio 2020

Un esperimento lanciato il 17 maggio a bordo dell’X-37B Orbital Test Vehicle-6 della US Air Force si basa su oltre un decennio di lavoro incentrato su un satellite solare spaziale modulare in grado di irradiare energia sulla Terra.

Sviluppato dal US Naval Research Laboratory (NRL) a Washington, l’hardware è chiamato Modulo fotovoltaico per radiofrequenze o, in breve, PRAM.

La PRAM è uno sviluppo del NRL nello sviluppo di moduli “sandwich” in cui un lato riceve energia solare con un pannello fotovoltaico, l’elettronica nel mezzo converte la corrente diretta in microonde e l’altro lato ha un’antenna per trasmettere l’energia a terra.

Il modulo fotovoltaico per antenna a radiofrequenza (PRAM) è un esperimento a bordo dello spazioplano X-37B dell’esercito americano, mostrato qui nel 2017. Credit: U.S. Air Force

Paul Jaffe dell’NRL, responsabile dell’innovazione Power Beaming e Space Solar Portfolio, ha affermato che la PRAM a bordo dell’X-37B non sta stabilendo un vero e proprio collegamento di potenza. Piuttosto, il modulo da 30 centimetri è dedicato alla valutazione della sua capacità di conversione energetica e delle prestazioni termiche del dispositivo in orbita terrestre. Mentre la PRAM genera energia RF, quell’energia non arriva a un’antenna a causa del potenziale di interferenza con altri carichi utili a bordo dell’X-37B, ha detto a SpaceNews.

Consegna dei dati

“Stiamo testando un componente funzionale che farebbe parte di una classe di satelliti ad energia solare che alla fine invierebbe energia dallo spazio alla Terra”, ha detto Jaffe, il principale investigatore della PRAM. “Prevediamo di pubblicare qualcosa tra diversi mesi una volta recuperati alcuni dati e avremo la possibilità di analizzarli”.

Ci saranno consegne regolari di dati dal veicolo che ospita la PRAM, ha affermato Chris DePuma, ingegnere elettronico NRL e responsabile del programma PRAM. “Il vantaggio della loro piattaforma [X-37B] è che non dobbiamo creare il nostro sistema di comunicazione. Raccolgono i nostri dati in un pacchetto che possiamo analizzare.”

Dati i risultati della PRAM, un passo successivo sarebbe la fabbricazione di un sistema completamente funzionale su un veicolo spaziale dedicato per testare la trasmissione di energia sulla Terra che potrebbe potenzialmente aiutare a alimentare installazioni remote come basi operative dirette e aree di risposta alle catastrofi.

Gettare le basi

In un rapporto di ottobre, “Opportunità e sfide per Space Solar per installazioni remote”, un gruppo di studio NRL ha esplorato il concetto di fornire energia a installazioni militari e remote tramite energia solare. Lo studio ha stabilito che permangono significative sfide tecnologiche, economiche, legali, politiche, operative, organizzative e programmatiche irrisolte inerenti allo sviluppo di una capacità solare spaziale dispiegabile.

Tuttavia, a causa della potenziale natura rivoluzionaria dell’energia solare spaziale per le applicazioni terrestri, il team di studio ha raccomandato investimenti in diverse aree critiche, la principale delle quali era la tecnologia del fascio di energia.

L’hardware PRAM è il primo esperimento orbitale progettato per convertire la luce solare per la trasmissione di energia a microonde per i satelliti ad energia solare. Credito: US Naval Research Laboratory
Jaffe ha affermato che permangono questioni aperte con la tecnologia del power beaming e il suo livello di maturità, da cui l’esperimento X-37B. La PRAM è vista come il primo esperimento orbitale progettato per convertire la luce solare per la trasmissione di energia a microonde per i satelliti ad energia solare.

“Puoi certamente fare valere per i satelliti ad energia solare in molte circostanze in cui sarebbe preferibile un collegamento laser, non un collegamento a microonde”, ha detto Jaffe. “Un’applicazione sta ottenendo energia nelle regioni permanentemente in ombra della luna”, ha detto, dove ci si aspetta che l’acqua ghiacciata possa essere trasformata in quantità potabile per sostenere gli equipaggi, oltre a spezzare quella risorsa in componenti del combustibile per missili.

DePuma dell’NRL ha affermato che l’obiettivo principale dell’esperimento PRAM sull’X-37B è gettare le basi per dimostrare che il concetto funziona e non mancano problemi importanti.

“Il motivo dietro l’architettura del modulo sandwich è di modulare il sistema satellitare spaziale solare. È possibile inviare alcuni componenti alla volta e assemblarli in orbita. Si costruisce una struttura molto grande con più piccoli lanci”, ha detto DePuma. “È un buon modo per avvicinarsi ai sistemi più grandi.

Link all’articolo 

Notizie da Marte

In questi giorni su molti media si parla della scoperta della vita su Marte. Credo utile divulgare un chiarimento in merito al fine di evitare false interpretazioni. Avevo pensato di preparare un articolo specifico poi ho trovato invece su Coelum una sintesi molto chiara che quindi vi ripropongo in questo link.

Buona lettura.

Commentato da Luigi Borghi.

Link correlati:

https://youtu.be/AB7sSG2Rl9k http://www.newsspazio.it/2021/11/programma-nasa-artemis-rimandata-di-1.html#more

Perché l’Europa quest’anno non va su Marte?

Nell’estate 2020, anno in cui Marte e la Terra si trovano nella giusta posizione per consentire una missione di andata (capita ogni due anni circa), erano previsti tre lanci che avrebbero coinvolto il mondo intero: russi, americani, europei, giapponesi ed Emirati Arabi. Un vero assalto scientifico al pianeta rosso.

La NASA, a fine luglio, invierà  “Perseverance”  destinato alla missione Mars 2020 e dovrà, come il suo predecessore Curiosity, cercare tracce di vita sul suolo marziano e inviare dati da analizzare per studiare il Pianeta. Avrà a disposizione un piccolo elicottero per allargare l’area di ricerca. Un vero salto di qualità!

Gli Emirati Arabi, con un vettore giapponese della Mitsubishi, invieranno la sonda “Hope”, un orbiter con il quale inizieranno la loro avventura nell’esplorazione. Ve ne ha ampliamente parlato il collega Ciro Sacchetti nella sua flashNews di pochi giorni fa a cui vi rimando.

E noi? Cosa avrebbe dovuto fare l’ESA?

Dal cosmodromo di Bajkonur il razzo russo con il rover 2020 dell’ESA, con tanta tecnologia italiana, sarebbe dovuto appunto partire fra luglio e agosto, ma la prudenza ha consigliato il rinvio al 2022.

Il flop della sonda Schiaparelli, schiantatosi su Marte nel 2016, ha senz’altro contribuito ad allungare i tempi, ma sembra che non sia la vera causa dello slittamento.

Credo giusto aggiungere che il consorzio italiano che partecipa alla missione (con oltre un miliardo di euro di investimenti) ha fatto il suo dovere ed è in linea con il programma.

Sembra che i problemi che hanno fatto perdere la finestra di lancio del 2020, obbligando quindi a riprogrammarci per il 2022, siano dovuti alle connessioni ed alla interfaccia fra i componenti dell’Italia e dell’Agenzia spaziale europea con quelli russi di Roscomos.

Insomma problemi legati ai diversi standard utilizzati che, anche in passato, hanno fatto danni pure alla NASA.

Buona lettura

Commentato da Luigi Borghi.


Ecco il Link all’articolo:

https://www.ilmessaggero.it/scienza/exomars_coronavirus_rover_rinvio_esa_missione_marte_ecco_perche-5106925.html


Circolo di Osservazione Scientifico-tecnologica di Modena. Missione: divulgare scienza a tutti