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Il 60° anniversario del volo di Belka e Strelka

Eroine senza un volto!

Si perché le due protagoniste di questa storia non hanno un volto bensì un simpatico muso, si tratta infatti di due cagnette Sovietiche di nome Belka e Strelka, saranno i primi esseri viventi a compiere una serie di orbite a bordo di una navicella Russa e a rientrare sulla Terra sane e salve.

Il primato del primo essere vivente nello spazio era dalla piccola Layka anche lei Sovietica (vero nome Kudrjavka, durante la traduzione nelle lingue occidentali ad opera della TASS, venne cancellato a favore del nome della razza di appartenenza, Layka-meticcia più pronunciabile nelle lingue d’oltre cortina di ferro), ma la piccola Layka non farà mai ritorno viva sulla Terra. Le due cagnette nonostante fossero anch’esse in lizza per quel primo storico e tragico volo, voleranno per loro fortuna nella missione successiva che risulterà un vero successo proiettando l’URSS verso la conquista dello spazio da parte del primo essere umano Yuri Gagarin.

 Per il sottoscritto comunque queste piccole cagnoline sono delle vere e proprie eroine, scelte nei canili comunali di razza meticcia nonché di sesso femminile in quanto più robuste rispetto a cani di razze selezionate e di sesso maschile, queste cagnette simpatizzarono subito con i tecnici e ingegneri del programma spaziale Sovietico quindi sopportarono tutti i test a cui vennero sottoposte con la fiducia instaurata verso gli umani che le accudivano fino al lancio e al volo nello spazio compiendo un altro passo in avanti nella conquista del cosmo.

Commentato da: Ciro Sacchetti.

19 AGO 2020

Il testo di credito:Vito Technology

Immagine di credito:“Belka, Strelka, and others” (2009)

Fonte: Star-Walk

Link: https://starwalk.space/it/news/60th-anniversary-of-belka-and-strelka-flight                            Puoi anche dare un’occhiata al nostro video con alcuni rari filmati di cani spaziali. Per guardare il video                                                                                                                                                                      Link Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=OCBWIi2vQ4k&feature=youtu.be

Il 20 agosto di 60 anni fa, i cani Belka e Strelka diventarono i primi esseri viventi a effettuare un volo orbitale e tornare a casa sani e salvi. Con questo articolo desideriamo commemorare questi animali eccezionali e raccontare i particolari più interessanti del loro viaggio nello spazio.

La storia dietro il volo

Verso la fine degli anni ’50, l’Unione Sovietica era pronta a inviare il primo essere umano nello spazio. Ciononostante, gli scienziati sovietici necessitavano di maggiori sicurezze sul fatto che un essere vivente potesse sopravvivere a un volo di questo tipo. Per questa ragione, si decise che il primo ad andare nello spazio sarebbe stato il miglior amico dell’uomo, il cane, il quale avrebbe spianato la strada all’esplorazione spaziale da parte del genere umano.

Nel 1957, sotto la direzione del capo progettista dei veicoli spaziali dell’Unione Sovietica, Sergei Korolev, gli scienziati individuarono 12 cani randagi idonei alla missione e iniziarono ad allenarli per i voli futuri. Le intense sessioni d’allenamento, che richiesero diversi mesi di tempo, includevano l’insegnare ai cani come vivere in spazi ristretti, come resistere all’accelerazione estrema e come abituarsi a consumare gelatine simili a cibo dispensate da un distributore automatico. Nel corso dell’intera procedura, gli specialisti dell’allenamento strinsero legami molto stretti con i cani, al punto da conoscerli alla perfezione.

Tra tutti i cani sottoposti all’allenamento, i migliori risultarono essere Belka (“Whitey”) e Strelka (“Little Arrow”), due cagnette di due anni e mezzo. Esse furono selezionate per eseguire un giorno di volo intorno alla Terra sul veicolo spaziale Sputnik-5

Canidi cosmonauti

Il 19 agosto del 1960, lo Sputnik-5 partì dal cosmodromo di Bajkonur, con i due cani a bordo. Durante il lancio, la respirazione e le pulsazioni dei cani aumentarono, ma quando il veicolo spaziale raggiunse l’orbita terrestre, Belka e Strelka a poco a poco si calmarono. Le condizioni delle cagnette furono monitorate e analizzate molto attentamente, grazie all’impiego di apparecchiature speciali progettate per misurare la pressione, le pulsazioni, l’attività cerebrale e tanti altri parametri. Tutto ciò fu pianificato al fine di proteggere i cani e comprendere quanto avrebbe inciso lo stress di un volo spaziale sugli esseri umani. Inoltre, la navetta spaziale fu dotata di una telecamera, progettata per inviare le immagini dei cani alla Terra.

Per inciso, Belka e Strelka non erano sole nella loro navetta: lo Sputnik-5 trasportava anche topi, insetti, piante, semi, miceti e colture di microbi.

Nel complesso, il viaggio andò abbastanza bene. Dopo la tensione del lancio, le cagnette rimasero tranquille per la maggior parte del tempo e apprezzarono molto il cibo. Inoltre, l’esposizione all’assenza di gravità non arrecò loro particolari fastidi, così come risultò dal sistema di monitoraggio. Fu rilevato un solo momento poco piacevole (dopo che la navetta aveva orbitato intorno alla Terra per la quarta volta), ovvero quando Belka, per ragioni sconosciute, non si sentì bene, si agitò e iniziò ad abbaiare. In ragione di questo avvenimento, gli scienziati decisero di limitare il viaggio del primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, a una sola orbita intorno alla Terra.

Dopo il volo Il 20 agosto 1960, lo Sputnik-5 atterrò con successo dopo aver completato 17 orbite intorno alla Terra. Belka e Strelka trascorsero oltre 25 ore nello spazio, coprendo una distanza di 700.000 chilometri. Dopo l’atterraggio, le cagnette apparirono abbastanza in forma; dai test medici non emersero anomalie. Così, Belka e Strelka diventarono le prime creature viventi a sopravvivere a un volo orbitale

Oleg Gazenko sostiene Belka (a destra e Strelka (a sinistra) durante la prima conferenza stampa presso l’istituto Rosso per problemi biomedici.

L’astronave SN5 conduce con successo il test di volo di 150 metri

Space X ha letteralmente preso il volo…….

A pochi giorni dal rientro dalla I.S.S.  della navicella Crew Dragon 2 dopo essere stata attraccata alla stazione spaziale per due mesi circa, Space X continua a stupire e a macinare risultati nell’ottica di riportare l’uomo a calpestare il suolo di un altro pianeta.

Si perché Elon Musk e il suo Team hanno di fatto riportato due Americani Doug Hurley e Bob Behnken, in un veicolo Americano, lanciato dal un lanciatore americano nello spazio dopo nove anni di digiuno e tante promesse disattese  dell’Agenzia Spaziale Statunitense. Ma le cose non si fermano e in Space X non si dorme sugli allori,poco prima che la commissione della USAF potesse deliberare che proprio Space X e U.L.A. avranno la commessa per la messa in orbita dei suoi satelliti (un affare da diversi miliardi di dollari), si effettuano test su una sezione (che ricorda tanto un silos) dello Starship utilizzando per la struttura acciaio e come propellente per il motore Raptor il metano!!!

Inutile dire che quest’agenzia ma soprattutto quest’uomo stanno rivoluzionando il modo di vedere questa nuova fase dell’esplorazione spaziale con soluzioni impensabili ma vincenti.

Buona lettura

Commentato da: Ciro Sacchetti

L’astronave SN5 conduce con successo il test di volo di 150 metri

scritto da Michael Baylor- il 3 agosto 2020
Fonte: NASA

Il prototipo dell’astronave SN5 ha condotto con successo un volo di prova di 150 metri martedì dal sito di test di SpaceX a Boca Chica in Texas. Il tentativo di lancio di lunedì è stato cancellato dopo che il motore Raptor SN27 si è bloccato all’accensione. Dopo un aborto all’inizio della finestra di martedì, il tentativo in ritardo nella finestra ha visto SN5 prendere il volo e atterrare tutto intero. Il salto è stato il primo volo di una sezione di Starship a grandezza naturale che per forma ricorda quella di un Silo, aprendo la strada a SpaceX per tentare voli ad altitudini più elevate con prototipi di Starship.

La finestra di lancio per l’Hop di lunedì è durata dalle 8:00 alle 20:00 Central (13:00 – 01:00 UTC). Tuttavia, i piani di Space X miravano al decollo durante l’ultima parte della finestra.

I programmi dei test sono estremamente fluidi, con lo stesso Elon Musk che scandisce il conto alla rovescia a circa 30 minuti dalla fine. Questo è stato seguito dalla sirena della polizia T-10 minuti prima del conto alla rovescia per l’accensione. Tuttavia, il Lift-off è stato interrotto, probabilmente a T-0, a causa di un problema con il Raptor.

La finestra di martedì si è aperta alle 8 del mattino ora locale. Il primo tentativo è stato interrotto con pochi minuti rimanenti prima che gli sforzi di riciclaggio del propellente iniziassero per tentare un tentativo nel corso della giornata.

Quel secondo tentativo della giornata si è rivelato quello in cui SN5 ha preso il volo

Come al solito, il primo segnale che le squadre stavano lavorando per un tentativo di salto è stato quando la strada per il sito di lancio è stata chiusa al pubblico. Ciò si verifica sempre con largo anticipo rispetto al volo di prova.

Il pad viene quindi ripulito da tutto il personale di SpaceX almeno un’ora o due prima del lancio. Infine, una sirena suona dieci minuti prima del decollo. La sirena avverte i residenti del vicino villaggio di Boca Chica che le attività di volo spaziale sono imminenti

I fan sono rimasti aggiornati sullo stato del volo, con aggiornamenti pubblicati sull’account Twitter @NASASpaceflight . Il canale YouTube NASASpaceflight ha anche trasmesso il volo di prova in diretta da Boca Chica, in Texas

Per il tentativo riuscito, SpaceX ha spinto il conto alla rovescia, con la sirena della polizia che suona ancora una volta. Quindi, al T-0, Raptor SN27 si è acceso e, come previsto, l’astronave stellare è stata sollevata dal pad con una rotazione a causa del posizionamento del motore decentrato

Salendo in aria, Starship quindi, sotto il controllo dei suoi propulsori Reaction Control System (RCS), ruotò leggermente e iniziò la sua discesa verso la piattaforma di atterraggio.

Quando il fumo si è diradato, si è visto che SN5 era ancora in piedi, consentendo agli “SpaceXer” che stavano guardando il test di scoppiare in applausi.

SpaceX non aveva effettuato un volo dalla loro struttura di Boca Chica da quando Starhopper – un veicolo di prova di Starship su scala ridotta – è letteralmente saltato a 150 metri nell’agosto 2019 .

L’astronave SN5 presenta una sezione di spinta con serbatoi di ossigeno liquido e metano impilati sulla parte superiore. Un cono di prua e superfici aerodinamiche sono gli unici componenti significativi mancanti tra SN5 e un veicolo Starship a grandezza naturale.

Sebbene SpaceX non abbia rilasciato l’altezza ufficiale di SN5, si stima che sia comparabile ad un campo da baseball di 30 metri circa.

Per eseguire il salto di 150 metri, SN5 ha utilizzato Raptor SN27 . Mentre la sezione di spinta di SN5 è stata costruita per supportare fino a tre motori Raptor in una configurazione a triangolo, per il primo volo è stato installato solo un motore alimentato a metano. Ciò significa che la spinta durante il salto era asimmetrica. La spinta asimmetrica ha fatto sì che l’astronave SN5 scivolasse via mentre lasciava il pad.

I propulsori di controllo dell’atteggiamento hanno anche aiutato a controllare il veicolo nel corso del salto.

I carichi di propellente erano bassi per il volo, riducendo il rischio per le infrastrutture circostanti in caso di anomalia.

Inoltre è stato aggiunto un simulatore di massa sulla parte superiore del veicolo. È probabile che la sua presenza compensi la mancanza di massa propellente. Il simulatore di massa è stato creato saldando insieme due rotoli di acciaio inossidabile. I rulli sono dello stesso tipo utilizzato per costruire i prototipi di Starship.

Il profilo del salto di 150 metri della Starship SN5 era molto simile a quello di Starhopper. L’SN5 è decollato dalla sua postazione di lancio e si è fatto strada fino a 150 metri. Il veicolo iniziò quindi a traslare su una vicina piattaforma di atterraggio.

Sei gambe di atterraggio, situate all’interno della sezione di spinta di SN5 e ripiegate durante il lancio, schierate prima dell’atterraggio.

Il processo di sviluppo di SpaceX si basa fortemente su una rapida iterazione, che avrebbe consentito un fallimento del test. L’azienda preferisce eseguire test come il salto di SN5 il prima possibile. I test forniscono dati preziosi per informare i progetti futuri.

Se il salto di SN5 non fosse andato secondo i piani, l’astronave SN6 era già in attesa e avrebbe potuto potenzialmente essere pronta come sostituto di SN5 in breve tempo.

Alla fine, il salto di 150 metri è andato secondo i piani per SN5, come è successo con Starhopper. Le battute d’arresto con i precedenti prototipi di Starship avevano ritardato il salto di 150 metri di diversi mesi.

Le astronavi Mk1, SN1 e SN3 non hanno superato tutti i test di prova criogenici, in cui i serbatoi sono pressurizzati con azoto liquido per garantire l’integrità strutturale. I test di SN2 hanno avuto successo, ma si trattava di un prototipo su scala ridotta non destinato al volo.

SN4 è diventato il primo veicolo su vasta scala a superare un test di prova criogenico ed eseguire accensioni statiche. Tuttavia, la sua quinta accensione statica ha provocato un’esplosione poco dopo l’arresto del motore.

L’anomalia di SN4 è stata causata da un problema con i condotti ombelicali a disconnessione rapida. Come parte del test, le disconnessioni rapide – che collegano le linee del propellente al veicolo – sono state staccate come farebbero per un normale decollo. Tuttavia, le valvole non si sono chiuse, perdendo grandi quantità di propellente. Il propellente è stato infine acceso, provocando un’esplosione.

Durante il singolo test antincendio statico di SN5, il sistema di disconnessione rapida è stato nuovamente testato . Questa volta il sistema ha funzionato come previsto

Con il tentativo di volo di SN5 riuscito, SpaceX procederà probabilmente a voli di prova ad altitudini più elevate. Sebbene i dettagli esatti delle prossime pietre miliari dei test non siano stati confermati, ci si aspetta che presentino un design di Starship più completo.

L’astronave SN8, il prototipo attualmente in costruzione, dovrebbe presentare tre motori Raptor, un cono di prua e superfici aerodinamiche. Queste caratteristiche consentirebbero al veicolo di eseguire test di volo ad altitudini molto più elevate. Tuttavia, i piani rispetto ai test di Starship non hanno scadenze precise, quindi fino a quando SpaceX non avrà avuto la possibilità di rivedere i dati dal salto di Starship SN5, le attività di test future rimangono molto in evoluzione.

Link all’articolo:

https://www.nasaspaceflight.com/2020/08/starship-sn5-set-150-meter-flight-test/#more-68864

Link Youtube:

Importante Contratto per space-x e ula

Importante contratto per Space X e la concorrente ULA, rispettivamente per 2,5 e 3,5 miliardi $. Sconfitti Grumman e Blue Origin. Novita’ anche per ULA, che nel 2021 abbondonera’ i motori RD-180 russi a favore di innovativi motori a metano e ossigeno.

Le due aziende americane Space-X di Elon Musk e ULA (United Launch Alliance, joint venture di Lockheed Martin e Boeing) hanno ricevuto l’incarico di effettuare decine di lanci militari per la US Air Force nei prossimi 5 anni: dal 2022 al 2026 ULA lancerà il 60% dei lanci previsti mentre SpaceX il restante 40%. Questo e’ un risultato molto importante per le due aziende, in un mercato piuttosto volatile, perche’ gli assicura entrate cospicue su un orizzonte temporale lungo, e gli permette di fare investimenti con relativa tranquillita’. In lizza c’erano anche Northrop Grumman con il lanciatore OmegA e Blue Origin con il New Glenn, che sono state scartate.

Space-X era fra le favorite dall’inizio, avendo lanciatori gia’ certificati per lanci militari ed essendo di gran lunga la piu’ economica (pur non essendo il prezzo uno dei criteri principali). Il fairing (copertura a guscio) nella parte sommitale del razzo verra’ cambiato, siccome i satelliti militari sono progettati per essere situati sul razzo, quando questo e’ gia’ verticale per semplificarne il design. Questa modifica e’ probabilmente inclusa nei costi di sviluppo della prima missione Space-X per USAF: la USSF-67, per cui USAF paghera’ 316 milioni di dollari (che e’ circa il doppio di un lancio normale, anche a perdere). Space-X effettuera’ da 12 a 14 lanci nei prossimi 5 anni.

ULA, invece, come detto, dovra’ liberarsi dalla dipendenza dai famosi motori russi (in realta’ sovietici) RD-180, di cui abbiamo gia’ parlato nelle nostre news. Questo scaturisce da un obbligo deciso dal Congresso americano, di non dover dipendere da altre nazioni per lanci che riguardano la sicurezza nazionale.

Nasce cosi’ il Vulcan, una evoluzione dell’affermato veterano Atlas V, di cui ne condivide il secondo stadio e i booster laterali. Il primo stadio invece e’ innovativo, con due potenti motori BE-4 a metano ed ossigeno liquido: diventera’ quindi il primo lanciatore a metano liquido. Il Vulcan sta bruciando le tappe di sviluppo, e dovrebbe fare il primo lancio a meta’ dell’anno prossimo. I primi due lanci per USAF saranno l’anno successivo, nel 2022 (USSF-51 e USSF-106) per cui l’Air Force paghera’ 337 milioni di dollari a lancio.

Una delle caratteristiche comuni a ULA e Space-X, e non condivisa da altri partecipanti al bando, e’ la possibilita’ di lanciare dalla base di Vanderberg, sulla costa Ovest, verso orbite polari, caratteristica ritenuta fondamentali per satelliti militari (ad esempio per i satelliti spia, che devono scanerizzare il pianeta una fetta alla volta, come tagliare un’anguria a fette sottili).

Blue Origin di Jeff Bezos e’ una delle sconfitte, ma e’ comunque lo sviluppatore dei motori BE-4, e quindi risulta indirettamente coinvolta nella commessa.

Il secondo sconfitto, dal nome importante nella storia delle forniture militari e spaziali americane, e’ Northrop Grumman. La Grumman aveva ad esempio sviluppato il Lunar Module (LM) delle missioni Apollo, e si e’ aggiudicata una parte importante del Lunar Gateway, stazione spaziale lunare in sviluppo da poco. Questa esclusione della Grumman, potrebbe portare alla cancellazione dello sviluppo del proprio razzo OmegA, o perlomeno della variante “heavy”.

Fonte: https://www.astrospace.it/2020/08/08/spacex-e-ula-vincono-contratti-militari-per-miliardi-di-dollari/?fbclid=IwAR3hZpjMODv_PLFdilsGZ83rO8siCiobITPvSDwStDchzCnWE2GzdS4MQv0