Vai al contenuto principale.
Area Riservata   Utente: Password:
Chiavi di ricerca:

L'Associazione

17/10/2017 - Vi aspettiamo tutti quanti oggi alle 21:00 al Planetario di Modena, all'ultima conferenza del nuovo ciclo "Un altro equinozio con il COSMo".

Concludiamo con: L’intelligenza artificiale oggi, opportunità etica e prospettive.
Relatore: Leonardo Avella.

Vi consiglio di prenotare qui: http://www.planetariodimodena.it/pr_conf.php

Alla fine del ciclo, tutte le 5 conferemnze saranno disponibili gratuitamente sulla nostra pagina "pubblicazioni".

Il presidente.

17-10-2017 - Onde gravitazionali anche da stelle di neutroni, non solo da buchi neri.

Stiamo proprio esagerando. Tenere un ritmo così incessante sulle onde gravitazionali comincia ad essere difficile! Era Marzo 2010, quando con la nostra associazione andammo per la prima volta a visitare l’osservatorio VIRGO a Cascina di Pisa. Allora non si era ancora visto nulla. I segnali gravitazionali dallo spazio si fondevano con il rumore di fondo ed era difficile separarli. Da allora si è fatta molta strada e la collaborazione internazionale a dato i sui suoi frutti. Ora guardiamo l’universo e tutto ciò che ci circonda in modo assolutamente nuovo. Da milioni di anni, da quando l’uomo a cominciato con la sua intelligenza a capire ciò che gli stava intorno, ci siamo fatti un quadro della situazione basandoci unicamente sulla forza elettromagnetica il cui spettro va dalle onde radio fino ai raggi gamma, passando ovviamente per lo spettro del visibile. Ora le cose sono cambiate radicalmente! È come se fino ad ora avessimo visto un film muto in bianco e nero, ed ora lo vediamo con il sonoro ed a colori! Ci sono tornato diverse volte al VIRGO e vedevo i progressi e la passione con la quale lavoravano quei giovani ricercatori francese ed italiani.

Ora, dopo solo tredici giorni dall’assegnazione del Nobel per la fisica a Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S.Thorne per la scoperta della onde gravitazioni ecco che le onde gravitazionali tornano al centro dell’attenzione della comunità scientifica. Il fenomeno è stato osservato anche con i telescopi terrestri e spaziali.
Così è stato anche scoperto come si formano gli elementi pesanti come oro e platino.
Ma non vi illudete! Arriverà qualche briciola di quell’oro sulla Terra tra non meno di mezzo miliardo di anni.
Con una conferenza stampa congiunta tra Italia e Stati Uniti, che ha coinvolto il ministero dell’Istruzione, l’Agenzia spaziale italiana, l’Istituto nazionale di astrofisica e l’Istituto nazionale di fisica nucleare, è stato annunciato che l’onda gravitazionale registrata lo scorso 17 agosto denominata GW170817, non è stata originata dalla collisione e fusione di due buchi neri, come le precedenti che hanno raggiunto gli strumenti, ma dalla collisione di due stelle di neutroni.
La scoperta annunciata oggi è stata realizzata grazie alla sinergia tra i due Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) negli Stati Uniti insieme al rivelatore Virgo, presso Pisa, abbinata alle osservazioni e alle indagini nella banda elettromagnetica ottenute da 70 telescopi a terra e da osservatori spaziali come Fermi e Integral, Swift, Chandra, Hubble, che hanno permesso di caratterizzare in modo chiaro l’origine dell’onda. La scoperta ha avuto un’importante componente italiana: lo strumento Virgo, infatti, è stato tra i primi al mondo a identificare la sorgente (AT2017gfo) dell’onda gravitazionale.
L’evento è avvenuto a una distanza di 130 milioni di anni luce dalla Terra (e quindi 130 milioni di anni fa) alla periferia della galassia NGC4993, in direzione della costellazione dell’Idra. Le due stelle di neutroni hanno orbitato a spirale una intorno all’altra, emettendo onde gravitazionali che sono state osservate per circa 100 secondi.
Quando si sono scontrate, hanno emesso un lampo di luce sotto forma di raggi gamma, osservato nello spazio circa due secondi dopo l’emissione delle onde gravitazionali dal satellite Fermi della Nasa e quindi confermato dal satellite Integral dell’Esa (Agenzia spaziale europea). Nei giorni e nelle settimane successive è stata individuata l’emissione di raggi X, ultravioletti, luce visibile, infrarossi e onde radio. Al momento della collisione, gran parte della massa delle due stelle di neutroni si è fusa in un oggetto densissimo, emettendo un lampo di raggi gamma.
Inoltre le osservazioni fatte dal telescopio Vlt e guidate da ricercatori italiani hanno evidenziato la sintesi di elementi pesanti (come oro e platino) formatisi in seguito all’immane esplosione, come piombo, oro e platino, e risolvendo così il mistero, che durava da decine di anni, sull’origine di quasi la metà di tutti gli elementi più pesanti del ferro. La massa delle due stelle è stata stimata rispettivamente in 1,1 e 1,6 volte quella del Sole. Le stelle di neutroni sono le stelle più piccole (con un diametro di soli 20 chilometri) e più dense (miliardi di tonnellate per centimetro cubo) esistenti, e si formano quando stelle di grandi dimensioni esplodono in supernovae.
Fonte http://www.corriere.it/scienze/17_ottobre_16/onde-gravitazioni-anche-stelle-neutroni-non-solo-buchi-neri-088c0f66-b278-11e7-bf11-34734fa10ad5.shtml

Commentato e adattato da Luigi Borghi

17-10-2017 - Cassini, le ultime ore prima dell'impatto!

La gloriosa sonda robotica che negli ultimi vent’anni ci ha fatto conoscere il sistema Saturno è ormai scomparsa tra le nubi di saturno, ma i suoi ultimi segnali prima di soccombere eroicamente, non sono ancora stati decodificati completamente.

Vi propongo questo articolo redatto da Fulvia Croci sul sito della nostra agenzia spaziale ASI, che entra nel dettaglio degli ultimi secondi.
L’analisi dei dati scientifici raccolti da Cassini mentre si immergeva nell’atmosfera di Saturno non è ancora terminata, ma il team della sonda ha già fornito un quadro degli ultimi minuti prima dell’impatto finale.
I dati saranno utili per valutare l’esattezza dei modelli dell’atmosfera di Saturno già in possesso degli scienziati e per pianificare future missioni su altri giganti del Sistema Solare.
Il segnale di Cassini apparso sugli schermi del centro di controllo del JPL di Pasadena, California. Credit: NASA

Gli scienziati inoltre, sono particolarmente interessati ai dati sulle prestazioni dei propulsori di controllo dell’assetto.
Da una prima lettura dei dati è risultato che Cassini ha dondolato leggermente nell’ora precedente all’ingresso in atmosfera, utilizzando i propulsori a brevi intervalli di tempo per mantenere l’antenna rivolta verso Terra. Per poter mantenere l’antenna, fondamentale per le comunicazioni, nella corretta posizione, gli scienziati hanno dato alla sonda un margine di movimento: una volta superato il limite, la navetta poteva utilizzare i propulsori per rimettersi in linea.
Quando Cassini si trovava a circa 1900 chilometri sopra le nubi superiori di Saturno, il gas presente nell’atmosfera l’ha fatta spostare leggermente all’indietro. I propulsori a questo punto, si sono attivati per correggere la traiettoria a ritmo sempre più sostenuto. Grazie alla spinta propulsiva Cassini è riuscita a mantenere la posizione per 91 secondi ‘lottando’ contro l’atmosfera di Saturno. Gli ultimi otto secondi della telemetria mostrano che la sonda si è spostata all’indietro riuscendo a inviare gli ultimi segnali radio sulla Terra, arrivati 83 minuti più tardi. Il segnale -   che appariva come un picco di colore verde sugli schermi di Nasa TV  - è scomparso poi riapparso per un breve arco di tempo; non si è trattato di un ritorno vero e proprio ma di una parte non focalizzata del segnale radio che è risultato intermittente a causa della posizione instabile della sonda.
 
Fonte ASI: http://www.asi.it/it/news/cassini-le-ultime-ore-prima-dellimpatto
Commentato ed adattato da Luigi Borghi.